AGRIGENTO |
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Incerte sono le origini di questo Santo, che è senza dubbio il più amato dagli agrigentini anche se non è il patrono.
Alcuni ritengono che venne dalla Bitinia, in Turchia, per altri, invece, da Costantinopoli. La tradizione lo vuole comunque di pelle nera. Il nome deriva dal greco, e significa "bel vecchio"; sappiamo comunque che con questo appellativo veniva denominato un ceto di personaggi rispettabili per ricchezza o per meriti, un ceto di filantropi eroi del sacrificio e dell'abnegazione. Così si spiegherebbero anche i tanti San Calogero di Sciacca, Naro, Canicattì, Raffadali ecc.
La storia di San Calogero risale al IV-V secolo: il Santo scampò alle persecuzioni che stavano decimando le chiese cristiane dell'Africa settentrionale rifugiandosi in Sicilia.
Approdò inizialmente presso capo Lilibeo, insieme a San Gregorio e al diacono Demetrio, e da lì si mossero verso le zone più interne della Sicilia evangelizzando. Ma anche qui andarono incontro a persecuzioni: Demetrio e Gregorio vennero catturati e subirono crudeli martiri, mentre Calogero si rifugiò sul Monte Kronio, presso Sciacca, dove operò prodigiose guarigioni usando le acque delle terme. Ed a Sciacca sorge oggi uno dei maggiori Santuari a lui dedicati.
Il Santo viaggiò ancora per tutta l'isola poiché grande era la sua popolarità come taumaturgo. Ad Agrigento sostò per qualche tempo presso una grotta sita dove ora sorge il suo Santuario.
Abitò ancora a Naro, dove ancora esiste la sua grotta, inglobata nella chiesa a lui dedicata.
Gli ultimi anni della sua vita il Santo li trascorse sul monte Kronio, gravemente ammalato. Si narra che suo unico conforto fosse una cerva che gli forniva il latte, ed il cacciatore che sfortunatamente la uccise scoperto ciò, poiché la cerva ferita fece ritorno alla grotta, toccato profondamente da ciò vestì da allora il saio ed assistette il Santo fino alla morte in quella grotta. Ed è lì che oggi sorge una chiesa meta di pellegrinaggio.
I Monumenti | BASILICA DELLA B.M.V. IMMACOLATA O DI SAN FRANCESCO D'ASSISI | CONVENTO CHIARAMONTANO DEI FRANCESCANI MINORI |
| LA CHIESA DI SAN GIACOMO |
Sorge nella piazza San Francesco, ed è il risultato dell’ultima ristrutturazione effettuata nell’800 della originaria chiesa del XIV sec. Dentro la nicchia centrale si trova la statua di San Francesco in marmo. La Basilica subì gravi danni durante i bombardamenti dell’ultima guerra ed in special modo al soffitto i cui affreschi furono eseguiti da Domenico Provenzani (1736-1791) originario di Palma di Montechiaro. Gli affreschi attuali sono opera del palermitano Sebastiano Consoli. All’interno si distingue:
la tomba monumentale di Giovan Battista Peruzzo (1878-1963) arcivescovo e vescovo di Agrigento dal 1932 al 1963;
una cappella reliquario con al centro un Crocifisso in gesso settecentesco;
all’interno della cappella vari medaglioni dipinti molto probabilmente da Domenico Provenzani, raffigurano: Gesù sul lettino mentre si prepara per la circoncisione; la fuga in Egitto; l’incontro di Cristo con la Madonna; la Deposizione; la Pietà.
statua della Madonna della Catena in stile gaginesco del XV/XVI sec;
Madonna in gesso dorato del XVIII sec; la Madonna sta schiacciando il serpente;
nella navata 8 quadroni con Scene della vita di San Francesco;
Secondo il Pirri la chiesa fu voluta da Federico Chiaramonte II, terzogenito di Marchisia Prefolio e signore di Favara, Racalmuto, Siculiana, il Bozzo invece sostiene che la chiesa fu edificata da Marchisia prima del 1295; circa un lustro prima della sua morte. Nel 1313 Costanza Chiaramonte legò come dote alla cappella di famiglia sita nella chiesa 5 botti di vino l’anno. Dal XIII al XVII sec si ha notizia di 5 cappelle: la cappella Chiaramonte, la cappella Montaperto, la cappella Isfar e Corilles, la cappella De Falco e la cappella Porto.
In questo convento vestì l’abito francescano il beato Matteo Cimarra Tra il 1307 e il 1308 Matteo Chiaramonte donò ai francescani il suo palazzo Aedes Magna perché divenisse loro convento. Il convento è notevole per il portale dell’Aula Capitolare affiancato da due eleganti bifore di stile chiaramontano. All’interno si trova un monumento sepolcrale con figura giacente su un sarcofago decorato con rilievi. Si tratta del sarcofago del Macciotto del Porto morto nel 1518 ed è in stile rinascimentale. In alto inserita nella parete si trova una lunetta che circoscrive una Deposizione: la Madonna tiene in braccio Cristo morto; a sinistra figura maschile che regge nella mano sinistra i chiodi e nella destra un telo; a destra figura maschile che regge nella destra la tenaglia; accanto alla Madonna si nota una figura femminile. In origine il monumento funerario si trovava all’interno della chiesa, quindi fu trasferito nell’Aula Capitolare nel 1789 dopo la demolizione dell’antica chiesa. All’interno si trova una bella Cappella chiaramontana, detta Aula Dei, con volte a crociera. Un arco ogivale decorato con motivi a zig-zag e a denti di sega delimita lo spazio absidale. In alto due formelle rettangolari decorate presentano scudi con leoni rampanti. L’atrio del convento in epoca medievale veniva utilizzato per le adunanze del Consiglio Civico, formato dai cittadini. Per chiamare a raccolta i cittadini o i loro rappresentanti si faceva uso del tocco della campana. Il Commissario della corte reale presiedeva alla elezione dei magistrati municipali col metodo dello “squittinio” (sorteggio).Il Convento aveva 36 camere, infermeria e professato. Le rendite provenivano da censi e da terreni. Non risulta che esercitassero la questua. Da Agrigento l’ordine ha preso il predicatore Nicolaus Valle autore del Vallilium Valle, primo dizionario siculo-latino edito nel 1510..Il convento a seguito del reformatio studiorum del 1620 istituì uno studentato provinciale dal quale gli allievi più dotati venivano inviati nei collegi della penisola per il conseguimento del titolo accademico. Il Consiglio Civico nel 1864 ha chiesto al governo di potere usare il convento come sede delle scuole tecniche, il ginnasio, il liceo e il gabinetto di fisica. Nel 1868 il Consiglio provinciale vi istituisce il Museo di Storia Naturale che fu parzialmente distrutto dai bombardamenti il 12 luglio 1943.
La chiesa è gestita dai Frati Minimi, un ordine mendicante di vita austera fondato nel 1435 da S. Francesco di Paola.
Il settecentesco prospetto è massiccio ed elegante nella sua semplicità. Al centro del frontone posto sopra l’ingresso c’è un ovale con un bel ritratto di San Francesco di Paola.
Le torri campanarie mostrano ancora segni di un progetto elaborato e di una accurata esecuzione. All’interno a unica navata si notano: nel lato sinistro:
San Michele Arcangelo, olio su tela del XVIII sec
Statua settecentesca della Madonna del Soccorso
nel lato destro:
Morte del Giusto, olio su tela del XVIII sec
Crocifisso del XIX sec
Nell’edicola dell’altare maggiore si trova una statua lignea di S.Francesco di Paola opera del Bagnasco (1759-1832)
Sorge nella piazza omonima, vicino al distretto militare.
Era la chiesa conventuale dei Padri Mercenari Scalzi e fu fondata nel 1615.
L’ordine della Mercede fu fondato nel 1218 a Barcellona da San Pietro Nolasco per raccogliere fondi al fine riscattare i cristiani fatti schiavi dai saraceni e portati in Berberia (Africa mediterranea).
A seguito di una riforma i mercenari si distinsero in Calzati e Scalzi.
Ad Agrigento il convento dei Mercenari Calzati venne edificato sulle macerie delle chiese di San Giuliano e San Luca nel 1583 e successivamente chiuso nel 1666. È presente, ancora oggi, un’elegante apertura gotico-normanna incastonata nel muro di una casa nei pressi della discesa Porto Empedocle accanto alla chiesa-santuario dell’Addolorata alla fine dell’attuale via Garibaldi. Nel 1776 si riedificò una nuova chiesa accanto alla vecchia grazie al finanziamento del sacerdote Libertino Todaro con l’impegno da parte dei frati di alloggiarlo ed accudirlo durante la sua vita.
Forse all’originario edificio appartengono i pilastri angolari in pietra arenaria.

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